mercoledì 31 agosto 2011

Craft fail?

Siete mai andati su questo sito? http://craftfail.com/
A me fa morire dal ridere, ci sono dei lavori manuali riusciti male e documentati dai loro autori.
Dovete sapere che la rete pullula di splendidi siti e blogs dove ci sono immagini stratosferiche di cose bellissime, tra cui anche progetti diy veramente azzeccati e degni di riviste specializzate (infatti credo provengano proprio da lì). Chi non vorrebbe ritentare l'impresa e creare qualcosa di stupendo, come nelle foto tante volte rimirate? Naturalmente io sì, e infatti ci ho provato... anche questo blog, in parte, serve per mostrarvi le idee che ho avuto o che ho raccolto qua e là, e la loro realizzazione. Solo che sto cominciando a pensare che i miei progetti diy siano degni più di craft fail che di un blog come questo... mio marito, assai carinamente, la pensa proprio così. Io mi domando: devo virare direttamente sull'esposizione dei difetti dei miei lavori o mi do ancora una speranza?? 
Questo è il dubbio che mi attanaglia; in effetti, a vedere il tappeto intrecciato che sta diventando una specie di coppetta, forse craft fail fa proprio al caso mio... non solo, dato che sono sincera e non voglio nascondervi niente, guardate cosa ho fatto ieri sera:









Avete visto che splendido cappellino indossa Luigi? Guardate Mario come è desideroso di averne uno uguale! Beh, quel cappellino bicolore doveva essere un cerchio perfetto da usarsi per rammendare un bellissimo copriletto (fatto a crochet da mia nonna) ... purtroppo, però, l'effetto coppetta si è ripresentato, proprio come nel tappeto, e così ho ripiegato sul capo di abbigliamento. Stasera proverò di nuovo, dunque  credo che anche Mario presto avrà un copricapo in lana...

martedì 30 agosto 2011

Catenella, maglia alta, maglia bassa

Buongiorno,


ho scattato qualche foto dei lavori all'uncinetto fatti in montagna... si tratta  più che altro di prove e tentativi ma sono soddisfatta perché quasi dal nulla ho imparato i rudimenti e via via sto prendendo la mano... 










Ecco qui una specie di tovaglietta (una in tinta unita e una a strisce) a maglia bassa con orlo smerlato, e tanti fiori di due tipi diversi. Veramente i fiori sembrano di MOLTI tipi diversi, non due, ma questo accade a causa degli errori...







I fiori li ho confezionati seguendo i due tutorial che ho postato, uno video, e l'altro fotografico. Dato che non sono abbastanza belli tuttavia mi dispiace disfarli perché sono i miei PRIMI fiori, pensavo di usarli come decorazione per qualche pacco natalizio. Che ne dite?



lunedì 29 agosto 2011

Case americane

Ieri si parlava di case al lago e al mare, e oggi mi piacerebbe continuare a mostrarvi bellissime dimore; ma prima vi dirò che ho un debole, le case americane, quindi il post odierno sarà dedicato solo a loro, le case di legno con giardino che da quando sono bambina ho visto migliaia di volte alla tv.




Ecco una panoramica:






























In genere ho una preferenza per quelle in stile classico, ma anche alcune case moderne non mi dispiacciono.
Se me lo regalassero, mi sistemerei senza problemi anche nel mini-cottage del giardiniere...




Le american houses di legno sono bellissime e girano il mondo attraverso le foto e i film, sono oggetti di sogno e desiderio per molti, anche se sappiamo bene che non è tutto oro quello che luccica. Innanzitutto, quando arriva un uragano tipo Irene in un baleno le spazza via. Secondo, non vi ricordano inquietantemente tutti quei thriller stile "cabin on the lake" o "venerdì 13", o ancora peggio "halloween", per non parlare di "amityville possession" e mille altri? Se abitassi in una di queste case avrei il terrore di veder spuntare all'improvviso dal basement (avete presente quella specie di seminterrato con scale ripide in cui gli americani mettono gli attrezzi da lavoro e fanno di tutto?) qualche strana creatura o peggio un essere redivivo già accoltellato, segato, incendiato dalla vittima di turno ma sempre pieno di energia che cammina barcollando senza fermarsi stile zombie... 
Insomma, alla fin fine preferisco il mio appartamento italiano in una vecchia casa del 1905, anche se sognare davanti a qualche bella immagine mi piace da morire e continuerò a farlo.

Comunque, se qualcuno fosse interessato ad acquistare una american house di legno e non ha paura dei film dell'orrore, sappia che costano pochissimo se si trovano in quegli stati tipo  Kentucky o Tennessee o Montana o Iowa... e sono davvero identiche a quelle dei film.
Non ci credete? Fatevi un giro qui

domenica 28 agosto 2011

Outdoor

Buona domenica.
Ogni tanto, quando ho tempo, mi faccio delle scorpacciate di tumblr e simili e rimango incantata, immersa in immagini meravigliose...
non finirei mai.

Ieri ho guardato giardini e case belle; in questo periodo della mia vita sono molto attratta dagli spazi esterni, soprattutto dove vi sia dell'acqua. Una volta sarei impazzita per un cottage romantico in campagna, oppure per uno chalet in mezzo alla neve, ma ora non più, preferisco luoghi assolati e possibilmente "acquei". 

Case sul lago...









QUESTA è LA PIU' BELLA!



Non sono meravigliose? Mi fanno subito pensare a qualche bel film, all'estate che finisce in modo dolce...

Case al mare...






Che bello vedere l'acqua dalla finestra...


Oggi, che sono di nuovo in città, ho cercato anche io il mio angolo "acqueo", al parco. Ho guardato il fiume, che era verde, denso e tranquillo




poi mi sono seduta sul bordo del laghetto e ci ho messo i piedi dentro




e mi sono anche accorta che l'autunno è già dietro l'angolo.




Per approfittare di queste belle giornate, suggerisco qualche picnic estemporaneo.
Io il mio picnic lo vorrei così






venerdì 26 agosto 2011

Venerdì sera

Sono uscita a cena e sono tornata ora, e adesso mi rilasso tra libri e lavoretti manuali (vedi tappetino del post precedente)...
Intanto auguro a tutti una splendida serata e come dono per il weekend condivido con voi il link seguente, ovvero 10 BELLISSIMI MODI DI FARE I FIORI ALL'UNCINETTO.







Buonanotte, a domani.

Letture

In questi giorni sto leggendo Le Benevole, di Jonathan Littel, Einaudi 2006




Riporto qui la recensione di Alessandro Piperno, che ho trovato interessante.

Littell, nel girone dello sciacallo
di ALESSANDRO PIPERNO dal “Corriere della Sera"


Appena terminato Le Benevole, il romanzo assoluto (come altro definirlo?) di Jonathan Littell, mi chiedo: cosa avrebbe pensato Primo Levi di questo libro? Istintivamente mi viene da pensare che lo avrebbe trovato rivoltante. Ne I sommersi e i salvati accusava di libidine letteraria ogni tentativo di speculazione artistica sull’orrore. Lo sterminio, per lui, era una questione da lasciare ai testimoni: un approccio empirico che stroncasse sul nascere ogni forma di estetizzazione. Levi riteneva che i superstiti ai campi non avessero il diritto di parlare in vece di chi non ce l’aveva fatta, figurarsi se avrebbe accettato l’idea che un giovane ebreo scrivesse un libro sposando, per ragioni narrative, il punto di vista di un criminale nazista. Allo stesso tempo però, forse, leggendo Le Benevole, il memoriale di un ufficiale delle SS, si sarebbe potuto imbattere nella trasposizione letteraria dell’ idea cardine della sua speculazione: la «Zona Grigia». Nella breve prefazione all’autobiografia shocking di Rudolf Höss – comandante ad Auschwitz – Levi scriveva come quel libro fosse utile a mostrare «con quale facilità il bene possa cedere al male, esserne assediato e infine sommerso, e sopravvivere in piccole isole grottesche». Processo psichico che sembra replicato da quello vissuto da Max, il Narratore del romanzo di Littell. Un giovane uomo con ambizioni artistiche e dalla sessualità complicata che si ritrova ingranaggio di una macchina programmata per lo sterminio sistematico alla quale reagisce con blanda riluttanza. Ho letto che una parte della critica francese ha intravisto in Max una sorta di epigono dei grandi malvagi della letteratura di ogni tempo: da Riccardo III a Kurtz, da Jago a Stravoghin. Mi sembra uno stravolgimento della verità: ciò che manca a Max, con tutta la sua cultura, è un’adesione consapevole al Male. Lui è un malvagio per caso: uno che, nelle prime pagine del memoriale, ha l’esigenza di rifugiarsi nel tipico ragionamento relativista del nazista auto-indulgente: «La guerra totale è anche questo: il civile non esiste più e tra il bambino ebreo gasato o fucilato e il bambino tedesco morto sotto le bombe incendiarie c’ è soltanto una differenza di strumenti». Un argomento che ci ripugna più di una confessione di colpevolezza ma che getta una luce ambigua sulla reale coscienza di Max. Ciò che di lui ci perturba è proprio questa sghemba adesione al Male. Un paradosso che viene favorito dall’ uso magistrale che Littell fa della prima persona. Una strategia narrativa che rende questo libro, per altro zeppo di stereotipi (il nazista dandy omosessuale, Hitler che si muove come un rabbino…), una bomba ad orologeria consegnata nelle mani del lettore che, strada facendo, si troverà a intrattenere un rapporto di empatia con questo assassino, assistendo, attraverso i suoi occhi, a una sequela di orrori. È attraverso la messa in scena di questa ambigua soggettività che Littell ci fa capire che Max appartiene all’ umanità non meno di noi. Ecco perché fin dal principio, facendo il verso a Baudelaire, ci chiama in causa definendoci: «Fratelli umani». Noi suoi fratelli? Cioè lui un uomo come noi? E noi mostri come lui? È questo il gioco di Littell? Temo di sì. Un gioco che funziona, che ti conduce nel nucleo di un problema che tutti abbiamo rimosso. Chi erano i nazisti? Cosa avevano dentro? Cosa pensavano? Un vecchio cliché sostiene che chi tenta di capire dal di dentro l’esperienza del nazismo corre il rischio di accettarla. «Si è arrivati a dire» dice Pierre Nora «che per mettersi nella pelle di un nazista bisogna essere un po’ nazisti». Si tratta comunque sia di un esercizio precluso allo storico. Non per caso Littell, in una intervista, ha detto: «Uno storico non ha diritto al salto intuitivo, all’empatia dell’immaginazione». Ma un romanziere questo diritto ce l’ha. È il suo pane quotidiano. Littell ha confessato più volte che il personaggio di Max è nato nel momento in cui lui ha deciso di donargli qualcosa di sé: i gusti, il modo di pensare, chissà forse anche qualche perversione. Così come Balzac, secondo il mito, stabilì di essere un genio nel momento in cui inventò l’ idea del «ritorno dei personaggi», così Littell ha trasformato il suo romanzo in un libro capitale nel momento in cui ha deciso di donarsi al suo orrendo Narratore. Se Le Benevolefosse stato in terza persona sarebbe stato un buon libro normale. È la prima persona a scatenare in noi un pervertito processo di empatia. Così, quando Max arriva a sparare in faccia a una ragazzina perché gli sembra che lei sia troppo bella per poter soffrire, per un attimo sentiamo la forza delle sue ragioni. Intendiamoci: non sto facendo alcuna confusione tra vittima e carnefice (psicologismi da strapazzo!). Sto parlando della Zona Grigia, della complessità del Male. Del diritto di ogni individuo di immergersi in esso e del dovere di comprendere che esso ti riguarda. Ecco, mi pare che Le Benevole sia un tentativo schietto di capire il Male in relazione all’ uomo, sottraendolo a qualsiasi fatua consolazione demoniaca. Ma tutto questo non ha ancora risolto la questione più annosa: è lecito fare un romanzo con questo materiale? Non c’è un momento in cui la letteratura deve auto-censurarsi per rispetto delle vittime? Ho sempre guardato con sospetto alla sacralizzazione della Shoah. Forse perché l’ho sempre ritenuta una cosa troppo umana per essere confinata in un paradiso di martiri o in un inferno di satanassi. Sempre Levi scrive che «una certa dose di retorica ci vuole affinché il ricordo duri». Ma mi chiedo se tutta questa retorica non abbia ottenuto proprio l’effetto contrario a quello auspicato da Levi: e cioè se non abbia favorito un oblio morbido e perbene. D’altra parte tra un ricordo cristallizzato dalla retorica e un oblio completo non c’è così tanta differenza. Sono due forme per non affrontare schiettamente la verità. Ecco allora perché la letteratura. Perché essa, da sempre, si è sobbarcata l’onere di cercare la verità attraverso la desacralizzazione. Esiste un limite oltre il quale non è consentito spingersi? Sicuramente. Ma non quello sancito dalla morale corrente, bensì quello imposto dalla letteratura stessa. Littell, nell’accingersi a scrivere di questa peculiare tragedia novecentesca, sapeva che non gli era consentito affrontarla né in modo estetizzante (alla Visconti o alla Benigni per intenderci) né in modo ideologico (i nazisti sono grassi rossi e sudati, e gli ebrei magri e con gli occhi dolci di un cagnolino). La sola via concessagli era la Zona Grigia. Per immergersi nel fondo della quale doveva farsi sciacallo: sì, sciacallo di una realtà orripilante (il nazismo, lo sterminio) e sciacallo di se stesso. D’ altra parte, a dispetto di quello che si pensa, ogni vero scrittore è uno sciacallo. La parte sporca del suo mestiere è quella di speculare sui morti e sulle tragedie. Pensate a Proust che, con la spregiudicatezza che lo distingueva, nel pieno della Grande Guerra, comodamente infilato nel suo letto da malato, ficcava nella Recherche i cadaveri ancora caldi dei suoi amici morti in battaglia, al solo scopo di commuoverci. Sì, come ci ha insegnato Edgar Poe, lo scrittore è colui che specula sulla nostra emotività di lettori. Ed ecco perché Le Benevole è un libro importante del nostro tempo. Perché emana l’odore ributtante della Zona Grigia. Non a caso tutta la narrazione è percorsa da precise notazioni olfattive che sembrano voler immergerci nella paludosa fangosità della condizione umana. È come se Littell volesse dirci: ehi lettore, siamo tra uomini e gli uomini sono così: per quanto provino a dissimulare la propria umanità, nei momenti importanti della loro vita (a letto, in bagno, quando amano o quando sono vicini alla morte) puzzano come cadaveri."




Mi piacerebbe conoscere altre opinioni... la mia non me la sono ancora fatta, sono appena agli inizi del libro, e posso dire che da una parte sono attratta dalla lettura perché è veramente ben scritto e coinvolgente, e mi interessa capire dove vada a parare; dall'altra però ci sono passi che ho paura di affrontare e a volte mi viene voglia di chiudere il libro e gettarlo lontano per sempre.

giovedì 25 agosto 2011

Tappeti e vecchie t-shirt

Ciao a tutti,


oggi scacciamo i cattivi pensieri (e chi non ne ha?) con il fai da te... 
Ho scoperto che con le vecchie magliette si può fare di tutto, per esempio dei bellissimi tappeti (da bagno, direi, oppure per la camera dei bambini).
E come si è detto per i cattivi pensieri, chi non ha vecchie t-shirt in casa, di quelle slabbrate, molli, scolorite, troppo grandi o troppo piccole? Ecco, allora prendetele perché basterà tagliarle a strisce sottili per poi intrecciarle a mano o all'uncinetto, o in alcuni modi curiosi che qui sotto vi mostrerò.







Io avevo visto questo o altri simili, per primi, e mi era venuta voglia di tentare l'impresa, ma l'uncinetto a suo tempo non lo sapevo ancora usare e così ho iniziato a cercare qualcosa di più semplice.
Invece ho trovato un progetto ancora più complicato: una specie di tappeto/centrino anch'esso confezionato all'uncinetto, e l'ho scartato per ovvi motivi, anche se ora che l'arte del crochet mi è meno ignota potrei fare dei tentativi. Bellino, vero?






Comunque, a parte l'uncinetto, ci sono altri metodi per realizzare il tappeto rotondo, per esempio con un cerchio da hula hoop



(qui c'è il tutorial)

Di tappetini di questo genere, in effetti, ce n'è molti, e di forme differenti: con le t-shirt si può confezionare anche una specie di scendiletto rettangolare, più morbido, ideale a mio parere per quando si esce grondanti dalla doccia. Eccolo qui, nel link troverete il tutorial (per me si tratta di un lavoro troppo metodico, lungo e poco divertente... ma i gusti sono gusti):





Insomma, le idee  sono parecchie, e dopo qualche ricerca, ho trovato persino il MIO progetto ideale, cioè il seguente:





Come potete osservare dal tutorial, si tratta di tagliare a strisce le vecchie magliette, intrecciarle e poi cucire la treccia a formare un bel circolone.
Ovviamente, ci ho provato subito. Ma qualcosa non ha funzionato.



Magliette a strisce...



intreccio...



effetto tessuto...


E FIN QUI VA BENE, ma poi...
intreccia e cuci, cuci e intreccia, il tappetino sta tristemente venendo così




Ma, dico, questo non è un tappeto, è una coppetta! O una papalina...


Ho decisamente sbagliato qualcosa.
Beh, il problema alla fine l'ho capito, in pratica ho realizzato delle trecce troppo strette e così, cucendole, il tessuto è rimasto  rigido e si è incurvato... a questo punto ovviamente non potrà diventare quel che avrebbe dovuto, dunque vedrò sul momento in cosa convertirlo. Per adesso il lavoro è fermo, così come lo vedete nella foto. Stavo pensando di farne una sorta di contenitore per accessori da bagno, tipo spazzola e pettine, o qualcosa del genere. Se avrete la pazienza di seguirmi vi mostrerò il risultato finale.
Dunque, qualora voi vogliate cimentarvi, ricordate di lasciare l'intreccio molto morbido così il risultato finale resterà disteso. A differenza del mio.
E non dimenticate, NON BUTTATE LE VECCHIE T-SHIRT! C'è sempre qualche cosa (piccola) utile e divertente in cui trasformarle. Vedrete, le idee non mancheranno.



mercoledì 24 agosto 2011

Tornata!

Buongiorno a tutti,


sono rientrata ieri. 
Vedo con piacere che il mio follower non è più solo dunque ringrazio il nuovo arrivato.
La vacanza montana è andata relativamente bene a parte alcuni punti dolenti che non starò a spiegare qui; abbiamo fatto molte cose anche grazie al tempo che è stato sempre splendido.


Vita all'aria aperta...






osservazioni di fiori e animali...










passeggiate in paese...




piedi a bagno nel fiume e gare di lancio di sassi...





Non è stata male nemmeno la vita mondana: serate a teatro...




e attività ricreative...





Insomma non mi son fatta mancare nulla, nemmeno la canonica discussione/con magone/con mal di pancia di ferragosto... vi siete mai trovati tra due fuochi? Io sì, e non è bello. Provo ad andare oltre.

Tornando alle ultime foto (perdonate la qualità pessima), come avete potuto vedere mi sono dilettata all'uncinetto, riuscendo ad imparare, grazie al tutorial di qualche post precedente, i punti base e qualche tipo di fiore (che però non mi riesce tanto bene). Forse voi cari lettori e lettrici sarete più bravi di me: se avete voglia di cimentarvi, ecco altri due how to:




&




Per oggi mi fermo qui perché non ho molto tempo, ma tornerò quanto prima a raccontarvi le nuove idee che mi son balenate in testa  nei giorni passati.